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Arcanum Gin: tra territorio e intelligenza artificiale

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di CORRADO LARONGA

Arcanum, come gli arcani dei tarocchi: un gin mistico, che profuma di territorio e di magia, con un pizzico di alchimia contestualizzata ai giorni nostri.

Ne abbiamo parlato con il suo inventore, Jacopo Secco.

Arcanum gin

Jacopo, come ti è venuta l’idea di fare un gin?

In realtà l’idea è sempre stata nell’aria. La mia è una famiglia di viticoltori e distillatori monferrini, che ha saltato una generazione perché i miei genitori nella vita hanno fatto altro, ma che ha sempre mantenuto intatta la passione delle origini. Fin da piccolo ho imparato a vinificare e a distillare, e poi, da grande, ho continuato a farlo in modo dilettantistico per anni. Ma è stato durante la pandemia che l’idea ha cominciato a prendere corpo davvero.

Anche tu ti occupi di altro, quindi in realtà Arcanum Gin è stata proprio la realizzazione di un sogno.

Sì, io lavoro nel settore biomedico e quindi ho vissuto la pandemia praticamente in trincea. Ogni giorno sentivo notizie orribili, un po’ come tutti, e vedevo situazioni che mi hanno davvero segnato. È stato allora che ho pensato di dover fare qualcosa per portare un po’ di felicità alle persone in quel momento buio. Così è nata l’idea di fare un gin, però in maniera un po’ diversa dal solito, che unisse l’eccellenza del territorio alle tecnologie più innovative.

Spiegaci meglio.

La distillazione è un processo chimico e, come tale, può essere previsto entro certi limiti. Quindi, con il mio ex gruppo di ricerca del Politecnico, abbiamo trascorso mesi a distillare singolarmente botanica per botanica e a far assaggiare il risultato ad amici ed esperti del settore, che per ognuna di essere ci hanno dato un feeback. A quel punto abbiamo raccolto i dati e li abbiamo inseriti in un algoritmo da noi creato, che abbiamo chiamato L’Oracolo. L’algoritmo, date le caratteristiche che volevamo conferire al prodotto finale a livello olfattivo e gustavo, ci ha restituito la ricetta che più si avvicinava al risultato che volevamo ottenere. E così è nato Arcanum.

Arcanum Gin

Sembra fantascienza, eppure è realtà.

È vero, molto spesso quando lo racconto vedo gli sguardi perplessi delle persone, ma quando capiscono che artigianalità e chimica possono convivere e regalarci prodotti incredibili cambiano completamente visione. L’Oracolo non rende Arcanum un prodotto tecnico, senz’anima, anzi: raccoglie dati ottenuti da lavorazioni completamente artigianali e ci aiuta a rendere perfetto il prodotto finale, anche se siamo consapevoli che la perfezione, per lo meno in questo campo, non esiste.

Cosa c’è dentro Arcanum Gin?

Ci sono 14 botaniche, di cui 11 italiane e 3 straniere (lavanda, cardamomo e damascena). Le une e le altre vengono raccolte là dove, secondo noi, esprimono sé stesse nella forma migliore, quindi il ginepro in Toscana, l’alloro in Sicilia, il Bergamotto in Calabria, la Lavanda in Francia e via discorrendo. Dentro Arcanum c’è anche tanta artigianalità, perché ogni botanica viene distillata singolarmente da Fratelli Rovero, distillatori di grande esperienza che collaborano con la nostra famiglia da sempre. Abbiamo un controllo diretto su ogni fase del processo, che avviene per distillazione discontinua, cotta per cotta, e dà vita a un gin che viene distillato due volte a freddo, per tirare fuori tutti i profumi e tutti i gusti che contiene.

Perché l’avete chiamato Arcanum?

È stato fatto tutto in famiglia, è un prodotto di famiglia. Insieme a mia cugina Chiara, che cura il design dei tarocchi per Scarabeo, abbiamo voluto giocare sulla magia bianca e sulla magia nera, le due anime esoteriche di Torino. Il logo è formato proprio dai due triangoli che, secondo le teorie esoteriche, collegano tra loro le tre città della magia bianca e le tre città della magia nera. D’altro canto, i primi distillatori della storia sono stati gli alchimisti e l’algoritmo, come ti dicevo, si chiama L’Oracolo, quindi è tutto collegato. In ogni caso, l’etichetta sta per cambiare, e non sarà l’unica novità.

Vuol dire che dobbiamo aspettarci qualcosa di nuovo?

Sì, oltre all’etichetta, sulla quale ci sarà inciso anche il nome del gin, che è “La Papessa” (sull’attuale etichetta non è riportato, n.d.r.), avremo una nuova referenza che solleticherà di più i palati abituati al London Dry, quindi sarà più secco, ma sempre molto profumato, perché questo è il nostro marchio di fabbrica. Contestualmente ci sarà anche un restyling delle bottiglie.

Abbiamo letto anche di un Rosolio in prossima uscita. Confermi?

Confermo, e non vedo l’ora che sia pronto! Il Rosolio di Torino è una ricetta estremamente antica, nonché una delle più apprezzati dalle Corti europee fino al 1800. Ci sono addirittura dei diari di viaggio che parlano di antiche locande in piazza Castello che producevano il Rosolio di Torino, che veniva poi esportato in tutto il mondo. Ricordiamo che era il liquore preferito del Re Sole, ma anche della regina Elisabetta I e del re Carlo II d’Inghilterra. A Torino, e di conseguenza nel mondo, è stato dimenticato dopo la nascita del vermouth, ma oggi, grazie anche a realtà che stanno lavorando davvero molto bene, sta tornando in auge e noi lo realizzeremo con la ricetta originale, seguita passo dopo passo, sperando di riportarlo ai fasti di un tempo!

A chi consiglieresti Arcanum Gin?

In realtà, l’ho sempre considerato un gin per tutti. La Papessa ha una serie di peculiarità: il profumo, estremamente intenso, che pervade l’ambiente con le sue note erbacee e floreali. Poi un gusto morbido e ricco, conferitogli dalle botaniche che, essendo distillate una per una, sono molto equilibrate, una particolarità che lo rende perfetto per “giocare” in miscelazione a trovare gli abbinamenti giusto con le toniche o con altri sodati/distillati.  Ci sono tanti esempi a Torino, ma anche in Italia, di locali dall’anima gourmet che amano Arcanum La Papessa proprio per la sua estrema versatilità e che lo usano per ricette che alle volte sono davvero incredibili.

 

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