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Fre: il ristorante stellato con l’artigianalità delle Langhe

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di ANASTASIA OSSOLA

In piemontese “Fre” significa “fabbro”, perché la casetta in cui sorge il ristorante stellato era, prima, la casa di un fabbro di Monforte d’Alba, comune delle Langhe. 

Parte integrante del Rèva Resort, il Ristorante Fre, una stella Michelin dal 2020, è la coccola ulteriore per chi decide di prendersi una pausa dall’ordinarietà del quotidiano. Ma non è solo questo, perché dopo esserci stati possiamo sicuramente considerarla una meta per la quale il viaggio vale l’esperienza, e non solo per le meravigliose colline di Langa in cui è incastonato. 

Nel 2020 le porte della cucina sono state aperte allo chef francese Yannick Alléno, una di quelle persone precedute dalla propria fama, con ben 6 stelle Michelin a curriculum e una lunghissima lista di ristoranti presidiati. È lui a firmare il menù, eseguito con maestria dal Resident Chef Francesco Marchese.

Da qui nasce l’intreccio tra cucina italiana e francese. Italiana nei gusti, che restano sempre chiari e distinti, mai coperti o sovrastati da qualche ingrediente. Francese nell’anima, nell’utilizzo delle salse, dei condimenti, nei gusti accentuati.

UN’ANTEPRIMA

Protagoniste assolute: fermentazioni ed estrazioni. Queste vengono proposte e riproposte nei piatti che compongono la carta, parte integrante di una filosofia che segue un fil rouge dall’inizio alla fine. Ne è un esempio lampante la “tartare di Fassona con maionese moderna di foie gras ed estrazione di champignon”, perfetto connubio tra Francia e Italia, in cui la protagonista è la carne piemontese per eccellenza ma esaltata da uno degli ingredienti simbolo della cucina francese: il foie gras. 

Da Fre è tutto perfettamente al proprio posto. La simpatia e la gentilezza dei ragazzi in sala è travolgente, fa già star bene solo quella. La più grande ha 26 anni, ma l’educazione è talmente esemplare da provare stupore nell’apprendere questa notizia. 

IL NOSTRO PERCORSO STELLATO AL RISTORANTE FRE DI MONFORTE D’ALBA, LANGHE

L’ambiente è caldo, amichevole, quasi familiare, accompagnato da un sottofondo musicale che addolcisce l’atmosfera e che sposa perfettamente la tipologia di cucina. Al centro del tavolo, grissini e focaccia fatti in casa, un olio siciliano in cui poter intingere una meravigliosa baguette e un burro francese da ribaltarsi dalla sedia. Ci viene affidato un compito: accudire delle piccole palline di impasto di una brioche francese che sarebbe lievitata nel corso della nostra cena.

Abbiamo iniziato con le mani, con un benvenuto composto da tre tartelette di polenta: una con la barbabietola, una con il manzo affumicato e marinato nel cognac e una con la cipolla bionda. Come facciano dei bocconi così piccoli a trasmettere tutto questo sapore lo può sapere solo chi di esperienza ne ha da vendere.

È poi il turno dell’amuse bouche: una maionese di mandorla, sovrastata da peperoni confit e calamari.

Alla tartare di Fassona non abbiamo saputo resistere, così come al soufflé al formaggio al vapore, salsa di spinaci e anguilla e lardo di Colonnata. Uno di quei piatti per i quali resti a bocca aperta (ma non asciutta!).

Tra i primi, la nostra medaglia d’oro va al risotto al Castelmagno con crema di mandorle ed essenza di acciughe. Da commuoversi.

A seguire, una granita. E qui le tue sicurezze vengono fatte tremare, perché scopri che anche una semplice granita può farti provare delle profonde emozioni.

Dopodiché, torna lei, la brioche che hai accudito per tutta la cena. Arriva calda e sprigionante un profumo di vaniglia mozzafiato. Ma non torna da sola, torna in compagnia di uno zabaione al marsala in cui poterla tuffare.

 

Si inizia con le mani e si termina con le mani. Si arriva curiosi e si esce stupiti, perché è un’esperienza che va oltre a ciò che si può pensare e immaginare. 

 

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